Le mappe dei paesaggi rurali | Alcune riflessioni

Il paesaggio rurale italiano, principale protagonista del progetto della Rete Rurale Nazionale - Ismea “Le mappe dei paesaggi rurali”, è un patrimonio naturale e culturale di eccezionale valore, e le mappe sono uno strumento di facile accessibilità per i sempre più numerosi visitatori, che intendono approfondirne la bellezza d’insieme e gli elementi caratterizzanti.

Il convegno, di cui vi avevamo parlato qui, si è aperto con la presentazione dell’iter di candidatura dei paesaggi rurali tradizionali o di interesse storico e delle pratiche e le conoscenze tradizionali correlate ai fini del loro inserimento nel Registro nazionale. Si è sottolineato il grande interesse suscitato dalla possibilità di tale riconoscimento: attualmente, l’Osservatorio incaricato dell’iscrizione al Registro ha ricevuto circa 150 istanze, pervenendo alla selezione e iscrizione al Registro di 22 paesaggi e 3 pratiche agricole tradizionali.

L’intervento di Giovanni Paludi, responsabile del Settore regionale Territorio e paesaggio e componente dell’Osservatorio per il Piemonte, si è aperto con la presentazione delle attività dell’Osservatorio stesso, che, da quasi otto anni, si occupa di censire e valorizzare i paesaggi e le pratiche agricole tradizionali, promuovendo inoltre attività di ricerca sulla loro gestione e pianificazione. Di ciascun paesaggio e di ciascuna pratica sono considerate la significatività, integrità e vulnerabilità, che compongono le motivazioni grazie alle quali si perfeziona la loro iscrizione al Registro. L’Osservatorio, inoltre, seleziona, tra i siti riconosciuti come meritevoli, quelli idonei di segnalazione all’UNESCO, ripettivamente in vista dell'iscrizione dei paesaggi nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali nella Lista del Patrimonio Immateriale, nonché i paesaggi rurali da candidare quali Riserve di Biosfera nell'ambito del Programma MAB. Il sito internet dedicato è un efficace strumento di comunicazione e fornisce tutte le informazioni sui siti iscritti e sulle candidature in itinere.

Il 9 settembre scorso si è svolta una seduta dell’Osservatorio particolarmente “intensa”, che ha visto l’approvazione di ben 9 paesaggi e la preselezione sulle schede istruttorie di altre 21 nuove candidature. Passando in rassegna i paesaggi in esame, così come per quelli già approvati, è evidente la loro connotazione storico-culturale, ossia l’importanza della conoscenza e dell’azione dell’uomo per la loro formazione: si pensi ai paesaggi delle bonifiche, ai sistemi agricoli terrazzati (tra cui figurano anche molti vigneti), ai pascoli, alle policolture attente non solo alla funzionalità agricola, ma anche alla conservazione della biodiversità. L’intervento si è quindi focalizzato sulla situazione piemontese: la nostra regione possiede un grande patrimonio di paesaggi rurali, costruiti nel corso di secoli, legati a pratiche agricole tradizionali, che rappresentano il continuo adattamento a condizioni ambientali difficili, forniscono prodotti e servizi, contribuiscono alla qualità della vita e generano panorami di grande bellezza, coniugando perfettamente componenti funzionali ed estetiche. A tale caratterizzazione è anche riconducibile il riconoscimento UNESCO dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.

1 Paesaggio a Olivola 30

Tra le molte candidature pervenute all’Osservatorio in questi anni, figurano anche tre territori piemontesi: i Paesaggi terrazzati viticoli alle falde del Mombarone, i Ciabot dell’Alta Langa, gli Alpeggi della Raschera; altri territori della nostra regione si sono attivati per presentare una candidatura, come le Terre del Boca, area collinare nel Parco naturale del Monte Fenera, in provincia di Novara, senza essere ancora arrivati a completarla. Altri quattro territori regionali, che erano stati individuati in Piemonte dalla ricerca promossa dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, in collaborazione con 14 università italiane e alcuni enti di ricerca internazionali, hanno sperimentato, per conto di Ismea-RRN, un percorso di valorizzazione del loro paesaggio tramite la realizzazione di mappe condivise via web tramite uno specifico tool di Google, Google My Maps. Sono i Paesaggi della Baraggia vercellese e biellese, il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino nella pianura risicola vercellese, il Sistema policolturale della Valle Uzzone, i Pascoli arborati di Roccaverano nelle colline dell’Alta Langa. Le mappe sono visualizzabili insieme ad altre ottanta, ripartite su tutta l’Italia.

Nel corso del convegno sono state distribuite copie cartacee della mappa del Bosco delle Sorti della Partecipanza: all’interno del bene e nelle sue vicinanze, sono censiti gli usi del suolo tradizionali, le produzioni tipiche locali, le sistemazioni idraulico-agrarie, gli aspetti geomorfologici, gli elementi naturalistici e gli altri luoghi di interesse. L’identificazione di tutti questi elementi, contenuti all’interno di un pieghevole agile, di facile consultazione, permette di avere un quadro esaustivo di tutti gli aspetti che concorrono alla formazione di un paesaggio di eccellenza, e di come la presenza peculiare di un bene estenda la propria influenza, ad ampio raggio, sul contesto paesaggistico in cui si inserisce.

Una simile impostazione si coniuga efficacemente con quella del Piano paesaggistico regionale piemontese (2017), anch’esso basato sull’articolazione del paesaggio dell’intera regione in componenti paesaggistiche, con una grande attenzione al tema dei paesaggi rurali. Il Piano è essenzialmente un atlante dei nostri paesaggi: con il suo apparato conoscitivo, che ne costituisce la base, intende superare la concezione meramente vincolistica. All’interno dei paesaggi rurali, infatti, l’imposizione di vincoli non può scongiurarne l’abbandono, che costituisce per loro la principale minaccia. Occorre innescare un processo di lungo periodo, che intrecci tutela e valorizzazione, accompagnando le popolazioni nel riconoscimento del valore dei propri paesaggi e supportando fattivamente, attraverso gli incentivi del Piano di Sviluppo Rurale, coloro che vi operano e che, con la loro azione quotidiana, concorrono alla manutenzione e alla tutela.

L’intervento è quindi proseguito con una carrellata di immagini esemplificative dei paesaggi rurali piemontesi, descrivendone le principali caratteristiche. L’itinerario è iniziato dai ciabòt dell’Alta Langa, l’unità minima delle costruzioni dell’area, che caratterizzano i paesaggi letterari resi immortali dalla scrittura di Beppe Fenoglio (ve li avevamo raccontati qui); si è poi passati alle terrazze in pietra a secco attorno a Monte Oliveto (Cortemilia), caratterizzate da forme originali, come l’arco a tutto sesto; si è rilevata la straordinaria conservazione delle policolture nella Valle Uzzone, favorita dalla marginalità geografica; si è esplorato il composito mosaico paesaggistico di vigneti, prati magri, siepi e boschi autoctoni nell’Alta Langa Astigiana, le cui forme sono funzionali all’organizzazione dell’attività agricola; per finire, si è tornati sui già citati paesaggi terrazzati viticoli alle falde del Mombarone, le cui origini risalgono all’epoca romana e creano ancora oggi un’armonica fusione di pietra e legno dal grande valore percettivo, che avevamo già esplorato qui.

2 Mosaico vigneti prati magri siepi e boschi Alta Langa Astigiana 30

A seguire, l’intervento di Alfredo Visentini, funzionario del Settore regionale Territorio e paesaggio ed esperto in pianificazione paesaggistica, è iniziato con un excursus storico e una panoramica di definizioni di “paesaggio agrario”, corredati da puntuali e talvolta sorprendenti corrispondenze tra dipinti di paesaggio (ad esempio di Carlo Carrà) e fotografie di contesti rurali attuali. Come anticipato nell’intervento precedente, i paesaggi rurali sono ampiamente rappresentati all’interno del Piano paesaggistico regionale. Dal punto di vista conoscitivo, la loro complessità si rispecchia nel fatto che sono interessati da tutte le quattro categorie interpretative del territorio piemontese, ossia le componenti fisico-naturalistiche, storico-culturali, morfologico-insediative e scenico-percettive. Sul piano normativo, sette articoli delle norme di attuazione del Piano contengono discipline di tutela e valorizzazione del paesaggio rurale. Anche nel Catalogo dei Beni Paesaggistici del Piemonte sono state individuate alcune aree rurali di elevato pregio paesaggistico e panoramico, per le quali si prevede la conservazione dell’integrità e delle relazioni visive con gli elementi di rilevanza paesaggistica presenti nel loro intorno. Tale è il caso dei pochi isolati “lacerti” di pratiche colturali un tempo molto diffuse, come le piantate di fruttiferi tra Carpignano Sesia e Ghemme, pressoché scomparse a seguito della costruzione dell’autostrada A26, che ha segnato una cesura nel paesaggio agrario che ne ha accelerato l’abbandono, a ulteriore riprova della decisiva incidenza dei fenomeni socio-economici sulla struttura dei paesaggi.

La comparazione cartografica e fotografica tra paesaggi rurali contemporanei e della metà del secolo scorso permette di osservare alcuni fenomeni diffusi: anche gli interventi connessi alle attività agricole, soprattutto infrastrutture stradali ed edifici, possono alterare la percezione d’insieme; spesso si assiste a un impoverimento del mosaico colturale anche nei paesaggi meglio conservati, con un frequente incremento del bosco di invasione, soprattutto a scapito delle colture che richiedono un maggiore impegno. Il principale problema che oggi interessa gli ambiti collinari e montani è notoriamente l’abbandono, che provoca serie conseguenze ambientali e squilibri idrogeologici. La prospettiva di pianificazione e recupero dei paesaggi dell’abbandono è ostacolata dall’estrema frammentazione della proprietà delle terre, che ne impedisce una gestione omogenea. Per favorire la costruzione delle associazioni fondiarie-libere unioni fra proprietari di terreni pubblici o privati con l’obiettivo di raggruppare aree agricole e boschi, abbandonati o incolti, per consentirne un uso economicamente sostenibile e produttivo-e la valorizzazione dei terreni agricoli e forestali, la Regione Piemonte si è dotata a fine 2016 di un’apposita legge. Con l’attività delle associazioni fondiarie si garantisce la conservazione del paesaggio, incentivando al contempo la fruizione turistica e le produzioni locali: in Piemonte sono già stati recuperati 2.000 ettari in zone montane e collinari, con la partecipazione di circa 800 soci, impiantando coltivazioni di piccoli frutti, ortaggi e erbe officinali e recuperando superfici pascolive e forestali. La legge regionale piemontese rappresenta un’ulteriore dimostrazione di come la salvaguardia, gestione e valorizzazione del paesaggio siano strettamente correlate alle politiche di sviluppo economico e sociale.

3 Risaie tra Gattinara e Rovasenda foto A. Visentini

Il contributo si è concluso con la presentazione del Portale Piemonte Agri Qualità, una vetrina che connette i prodotti di qualità della nostra Regione coni territori da cui provengono. Dalla pagina “Territori”, infatti, si può scegliere uno dei quindici macroambiti in cui è stato suddiviso il Piemonte ed esplorare le peculiarità paesaggistiche ed enogastronomiche delle singole aree. Il Portale dedica particolare attenzione alla descrizione del paesaggio rurale e agrario tratta dal Piano paesaggistico regionale.

Il convegno è proseguito con l’avvicendarsi di molte testimonianze, provenienti sia dal Piemonte che da altre regioni, che hanno ulteriormente evidenziato la trasversalità del tema del paesaggio rurale, esplorato nei suoi variegati legami con la storia, le filiere produttive, le denominazioni d’origine, la biodiversità, i programmi di sviluppo rurale, l’economia del territorio, le identità locali, il progresso tecnologico, la demografia, i marchi di qualità...
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Testo di Paola Gastaldi
Foto dell’archivio di Paesaggiopiemonte