Alla scoperta dei paesaggi rurali storici | I Ciabot dell’Alta Langa

L’esplorazione dei paesaggi rurali piemontesi che ambiscono a essere inseriti nel Registro dei Paesaggi Rurali Storici inizia dall’Alta Langa, territorio emblematico per la civiltà contadina della nostra regione.

L’Alta Langa è notissima grazie alla sua celebrazione letteraria da parte di Fenoglio e Pavese - sulla scorta della quale, negli anni Sessanta, nacque la prima proposta nazionale di istituzione di un parco paesaggistico -ma anche per la riscossa dal secolare inquinamento del fiume Bormida e per essere culla, assieme alle basse colline, del movimento internazionale Slow Food, che invita alla riscoperta dei sapori della cucina tradizionale e delle produzioni agricole a forte connotazione territoriale.

Oggi, con il riconoscimento delle eccellenze della Bassa Langa come Patrimonio Mondiale UNESCO, questo territorio è lo specchio fedele delle attuali problematiche di fragilità comuni a tutte le aree marginali.

La proposta di inserimento nel Registro dei Paesaggi Rurali Storici, denominata “I Ciabot d’Alta Langa”, è stata avanzata nel 2018 dalle associazioni no-profit Parco Culturale Alta Langa (con sede a Monesiglio) e Comitato Matrice. L’area candidata interessa un territorio di circa 21.900 ettari e comprende porzioni della Valle Belbo, Bormida e Uzzone, nell’ambito di 19 Comuni, tutti in provincia di Cuneo: Castino, Cortemilia, Bergolo, Levice, Torre Bormida, Prunetto, Gorzegno, Monesiglio, Camerana, Saliceto, Gottasecca, Castelletto Uzzone, Pezzolo Valle Uzzone, San Benedetto Belbo, Feisoglio, Cravanzana, Niella Belbo, Mombarcaro.

Attualmente la proposta è sospesa, in attesa che i promotori la scheda di segnalazione integrata, a seguito delle prime valutazioni dell’Osservatorio nazionale, che ha evidenziato l’eccessiva vastità del territorio proposto e l’eccessiva attenzione agli elementi del patrimonio edilizio rurale, a scapito del paesaggio storico, che pure è notoriamente molto significativo nella zona.

Il gruppo dei proponenti sta perciò selezionando, sulla base della fedeltà storica nell’ambito del territorio, i contesti più rappresentativi delle varie colture antiche, senza abdicare all’idea originaria dei Ciabot, quali icona unica, condivisa e trasversale del mosaico di un paesaggio agrario eclettico.

Proprio la fine della primavera è uno dei momenti migliori per visitare l’Alta Langa, non solo per recuperare la mancanza di contatto con la natura degli scorsi mesi e per godere di un paesaggio d’altri tempi, ma anche per soddisfare il piacere del palato, con i sapori di questi splendidi luoghi, testimoni di quello che rimane della sua storica civiltà contadina.

Non rimane quindi che indossare un paio di scarpe comode e partire alla volta di questo angolo nascosto del Piemonte: proseguite qui.

Se prediligete una prospettiva più... sedentaria, in quest’intervista il dott. Rivella ci offre uno spunto letterario, introducendoci al paesaggio dell’Alta Langa a partire all’affresco della sua civiltà contadina che emerge dalle opere di Beppe Fenoglio.