Abbiamo seguito la quindicesima edizione del Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio, nella splendida cornice di Bergamo Alta, ormai un appuntamento fisso che porta nel cuore della città storica opere e allestimenti realizzati dai migliori architetti paesaggisti e agronomi del panorama internazionale.
L’evento, organizzato da Arketipos, associazione culturale senza scopo di lucro, insieme al Comune di Bergamo, fa parte del ricco calendario che ogni anno a settembre promuove la cultura del paesaggio: in questa occasione, la Città Alta si rinnova con allestimenti verdi in vie e piazze, mostre di giardinaggio, convegni, eventi esperienziali e serate tematiche capaci di attrarre moltissimi appassionati provenienti da tutto il mondo, che si aggiungono ai tanti turisti che la animano in ogni stagione.
Il meeting del 2025, svoltosi nelle giornate del 19 e 20 settembre, ha avuto come tema centrale la riqualificazione delle città in chiave ecosistemica.
A ospitare l’evento quest’anno è stata la prestigiosa sede del Teatro Sociale, opera architettonica dell’inizio del XIX secolo progettata dall’architetto Leopoldo Pollack, dal 1974 di proprietà del Comune. Ristrutturato e riaperto al pubblico nel 2009, il teatro è anche sede delle rappresentazioni in onore del celebre maestro bergamasco Gaetano Donizetti.
Il meeting è stata anche l’occasione per celebrare i settantacinque anni di fondazione dell’Associazione Italiana Architetti del Paesaggio (AIAPP), partner ufficiale della manifestazione sin dalla prima edizione.
Il titolo del meeting internazionale, New Urban Ecosystem, riassume il tema sul quale si sono confrontati gli interventi dei vari relatori, cioè immaginare nuovi ecosistemi urbani, capaci di integrare natura e città in modo sostenibile e resiliente. Le riflessioni sono state particolarmente significative perché si sono confrontate con la presenza di un contesto urbano ricchissimo di storia, di segni stratificati nei secoli che hanno originato un centro storico denso e affascinante, segnato da palazzi nobiliari seicenteschi, settecenteschi e ottocenteschi circondati e difesi dalle Mura Veneziane (Patrimonio UNESCO), dove però la biodiversità è pressoché assente.

In apertura dell’evento, dopo i saluti istituzionali, è stato rilevato come il tema centrale attorno al quale ogni anno ruotano gli interventi dei relatori sia cambiato: infatti, dal focus su giardini e orti in città sviluppato nelle prime edizioni, lo sguardo si è ampliato al paesaggio coltivato, per poi estendersi ulteriormente agli scenari connessi ai cambiamenti climatici, argomento oggi di rilevanza globale.
L’intervento del Direttore dell’Istituto di Cultura Italiana a Parigi Antonio Calbi si è basato su una interessantissima carrellata di immagini aventi come tema principale la piazza in Italia, rappresentata come teatro di eventi, anche storici, raffigurati dai massimi artisti dell’epoca (Michelangelo, Raffaello): tra gli esempi più significativi oggetto della trattazione, Piazza del Campidoglio a Roma, piazza San Marco a Venezia, la piazza di Matera, quella di Siracusa, di Palmanova, di Torino, ecc.
A seguire è intervenuta l’architetta paesaggista inglese Sarah Price, alla quale è stato affidato il compito di progettare l’allestimento del 2025 nella Città Vecchia.

La sua opera trae ispirazione dalle opere dei pittori rinascimentali conservate nell’Accademia Carrara. Come da lei testimoniato, la visita alla prestigiosa collezione le ha permesso di cogliere in particolare i colori vivi nei drappeggi dei soggetti dei quadri esposti, tinte che ha voluto riproporre nell’allestimento di Piazza Vecchia, mediante la posa di grandi teli posti strategicamente tra un’aiuola verde e l’altra.
Il giardino progettato per l’edizione 2025 è articolato secondo alcuni principi di fondo che poi sono divenuti i temi portanti del meeting internazionale, ossia l’opportunità di portare gli ecosistemi naturali nelle aree urbane, creando piccole oasi di biodiversità, anche grazie alla scelta di adeguate specie vegetali tali da riproporre ambienti favorevoli, ad esempio, agli impollinatori. La Piazza Vecchia è stata così convertita in un laboratorio, dove hanno trovato posto le varie fasi realizzative, dalla progettazione, all’allestimento, alla fruizione, sino allo smontaggio, affrontando così tutte le criticità organizzative prima, durante e alla conclusione del progetto. Come ha spiegato l’architetta, un primo passaggio impegnativo è stato rappresentato dalla scelta delle specie vegetali, per la quale agronomi e vivaisti che hanno dovuto fronteggiare, con entusiasmo, le problematiche sopratutto logistiche derivanti dal particolare contesto in cui le varie essenze dovevano trovare collocazione.

Ogni piantina, nel progetto, ha assunto un ruolo fondamentale, legato alla propria specificità come altezza, portamento, fioritura, densità del fogliame, colorazione, il tutto confrontato con le cromie del centro storico, delle facciate dei palazzi e delle torri e con il posizionamento non causale dei drappi colorati voluti dalla progettista. L'insieme dell’allestimento, per nulla banale e privo di facili rimandi geometrici, segue un impianto che esalta la naturalità, anche con l’impiego di bordure delle aiuole realizzate con tronchi e rami (in memoria delle antiche foreste ritratte dai maestri rinascimentali), che offrono anche un habitat favorevole agli invertebrati e creano inediti punti di vista, ad esempio verso la settecentesca Fontana Contarini con le sue sculture zoomorfe e i due punti di vista focali del Palazzo della Ragione e della Biblioteca Civica.
Con il progetto per l’Antico Lavatoio, Sarah Price ha voluto aggiungere un nuovo livello all’ecosistema urbano di Città Alta: quello della biodiversità, con un intervento pensato per riportare la natura al centro, ricostruendo un equilibrio tra storia, paesaggio, ecologia e comunità. Alberi potati in forme geometriche – in omaggio ai giardini storici – dialogano con arbusti, graminacee ed erbacee dai colori vivaci e dall’aspetto leggero, capaci di attrarre insetti impollinatori e di donare nuova vita allo spazio pubblico. Così, questo piccolo giardino urbano non solo valorizza l’architettura storica circostante, ma invita alla sosta, all’incontro, alla socialità: in altri termini, un nuovo ecosistema che accoglie il visitatore nel cuore verde di Città Alta, dove passato e futuro si intrecciano in un presente più vivo, inclusivo e sostenibile.


Gli interventi successivi, degli architetti paesaggisti James Hitchmough (Regno Unito), Jon Hazelwood (Australia) e Mariana Siqueira (Brasile), hanno trattato delle diverse declinazioni che il tema della riqualificazione in chiave naturalistica assume nei loro progetti.
Nel pomeriggio sono stati portati altri esempi da parte degli architetti paesaggisti Martha Keen e Hans Hesslein (Stati Uniti), Gioia Gibelli (Italia) e Kathryn Gustafson (Regno Unito), a cui è seguita una tavola rotonda, nella quale sono stati approfonditi ulteriormente alcuni aspetti progettuali, anche su sollecitazione dei partecipanti in sala.
La manifestazione è proseguita in serata sotto i portici del Palazzo della Ragione dove è stata allestita la Green Dinner.

La mattinata successiva ha visto in apertura i saluti istituzionali dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Bergamo, del Consiglio Nazionale Architetti, dell’Associazione Italiana Architetti del Paesaggio e dell’IFLA (International Federation of Landscape Architects), la cui presidentessa, Katerina Gkoltsiou, ha sottolineato come il tema del meeting sia stato raccolto dall’Associazione per la conferenza annuale in programma a Bruxelles il prossimo 16-19 ottobre: questa iniziativa si colloca all’interno del New European Bauhaus (NEB) promosso dall’Unione Europea nel 2025 per promuovere e sostenere la realizzazione di progetti di transizione ecologica sul costruito. Come ha dichiarato entusiasticamente in proposito la presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen, “Se il Green Deal europeo ha un’anima, questa è la Nuova Bauhaus europea, che ha portato a un’esplosione di creatività in tutta la nostra Unione”.
Si sono poi succeduti gli interventi degli architetti paesaggisti Florian Strauss (Germania), Kamal Aberkani (Marocco), Aniket Bhagwat (India), con una stimolante carrellata dei loro più recenti progetti e realizzazioni nel cuore dei tessuti urbani, portando ulteriori riflessioni e approfondimenti per la tavola rotonda conclusiva.

Testo e foto di Alfredo Visentini

