Il paesaggio del Piemonte

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, del 2004, lo definisce come una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni, e aggiunge che la tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili.
Il territorio, l’uomo e le sue attività su di esso: il paesaggio è la combinazione unica e indissolubile di questi fattori.
Per studiare e comprendere il paesaggio, e quindi poterlo tutelare, è perciò necessario integrare tanti punti di vista diversi, per non tralasciare nessuno degli aspetti che lo compongono.

paesaggioPiemonte1 IlborgodiBarolo

Fig 1. il borgo di Barolo.

 

Dal punto di vista fisico, la nostra regione presenta una grande varietà di paesaggi. Come indica il nome stesso, il Piemonte è la terra delle montagne: è infatti circondato su tre lati dalla catena delle Alpi, che proprio qui comprende le vette più alte e i ghiacciai più vasti d’Italia. La caratteristica morfologica della zona alpina piemontese è l’assenza di una fascia prealpina che accompagni dolcemente lo sguardo dalla pianura alle vette più alte. In Piemonte la pianura si accosta alla montagna in modo netto, creando una particolare suggestione di maestosità.
Il paesaggio delle Alpi piemontesi presenta pendenze sempre aspre e, talvolta, sovrapposizioni di tipologie paesaggistiche molto diverse. Sia nello spazio rurale sia nello spazio del bosco, si possono osservare le varie connotazioni del territorio. Dopo una fascia di castagno, attualmente in abbandono dopo essere stato largamente impiegato dall’uomo fin dall’antichità, si trovano popolamenti di faggio, anch’essi spesso abbandonati. Infine, prima della fascia dei pascoli d’alta quota, trovano posto le conifere, con una significativa presenza del larice. Questo identifica il paesaggio di tutto l’arco alpino occidentale, soprattutto per due caratteri distintivi: la sua variazione cromatica verso il periodo autunnale con la conseguente perdita di foglie nel periodo invernale (è l’unica conifera caducifoglia) e la sua chioma leggera, sfruttata nel passato per il mantenimento della superficie dedicata al pascolo nello strato inferiore.
Proprio il pascolo è una delle caratteristiche del paesaggio alpino e subalpino; pur avendo subito una contrazione negli ultimi decenni, deve essere difeso e incentivato. Il pascolo montano deve però essere regolamentato, secondo gestioni il più possibile rispettose delle esigenze dell’ambiente alpino, in modo tale da non diventare una criticità del territorio, causandone un danno maggiore della sua assenza.

paesaggioPiemonte2 Nivolet

Fig 2. Nivolet.

 

Le numerose valli presenti condizionano la formazione di tutti i paesaggi piemontesi. Non si può prescindere dalla relazione con le valli alpine, la cui ampiezza (in particolare per le Valli Susa e Ossola) talora genera delle vere e proprie “infiltrazioni” di pianura in profondità fra i versanti. In corrispondenza di questi fondovalle, estese formazioni moreniche testimoniano i processi dell’ultimo periodo glaciale, creando ambienti dai caratteri montani a quote e posizioni geografiche improbabili nell’attuale realtà regionale. In particolare l’anfiteatro morenico di Ivrea, e il più piccolo apparato di Rivoli-Avigliana, rappresentano ambienti singolari e unici dove si alternano colline boscate e morfologie piatte corrispondenti agli antichi bacini lacustri, oggi molto più ridotti. Non altrettanto imponente è invece il paesaggio del rilievo appenninico, che propone panorami simili a quelli dell’entroterra ligure ed emiliano, con grandi foreste, a prevalenza di rovere nella fascia inferiore e di faggio in quella superiore, che ricoprono territori in genere poco adatti alle attività agricole umane.

Monte Rosa da Riva Valdobbia web

Fig 3. Monte Rosa da Riva Valdobbia.

Stupendi laghi incastonati tra la pianura e la montagna, paesaggi incantevoli meta turistica per eccellenza fin dai tempi passati ospitano antiche ville circondate da parchi all’inglese. Il Lago Maggiore e le Isole Borromee, il Lago d’Orta rappresentano i paesaggi lacustri più rilevanti del Piemonte.
Altra importante peculiarità, anche in termini di estensione, è senza dubbio rappresentata dalle zone collinari: il Monferrato, le Langhe, il Roero e i meno vasti Colli Tortonesi e le Colline del Po. Anche se hanno origini geologiche comuni, ognuno di questi ambienti ha oggi caratteri paesaggistici propri, grazie alla combinazione di fattori naturali e delle diverse relazioni fra l’uomo e l’ambiente.

paesaggioPiemonte4 Panoramainvernalelanghe

Fig 4. Panorama invernale Langhe.

Il territorio collinare, così come buona parte dell’ambiente pedemontano, presenta una stretta interazione tra attività rurali e bosco. Qui l’uomo è intervenuto fortemente sul bosco in funzione delle sue esigenze, sia scegliendo specie più adatte, sia gestendole secondo criteri prevalentemente legati a un’economia oggi quasi totalmente scomparsa. Nelle colline a modellamento più dolce, così come in pianura, l’attività agricola ha eliminato quasi completamente le ultime porzioni di bosco rimaste, anche a causa delle normative comunitarie, che hanno incentivato l’agricoltura per garantire l’autonomia dell’Europa dal punto di vista alimentare. A questo si aggiunge, per le aree dedite alla viticoltura, l’esigenza di massima produzione per venire incontro alle crescenti richieste di mercato.
Paesaggi all’insegna della varietà sono anche quelli pianeggianti: la grande pianura del Po e le altre pianure di minore estensione infatti, assumono caratteristiche molto varie entro distanze anche brevi. Specchi d’acqua e risaie, lunghi filari di pioppi e antiche cascine sono gli scenari tipici delle pianure che si estendono nel novarese e nel vercellese. Alcune zone risparmiate dall’attività agricola intensiva hanno mantenuto una caratterizzazione propria e di grande valore paesaggistico, come i territori delle Baragge e delle Vaude, dove si alternano praterie uniche nel loro genere a boschi di vario tipo. Dal punto di vista agricolo, un fattore di omogeneità forte è invece rappresentato dalle nuove colture, che hanno spesso portato alla cancellazione delle formazioni lineari di alberi o siepi campestri, presenti almeno fino al secondo dopoguerra soprattutto presso i fiumi, che creavano varietà all’interno di ogni “settore” della pianura piemontese. In queste aree la pianificazione paesaggistica deve tendere a governare le trasformazioni indotte dalla nuova politica agricola comunitaria, nella consapevolezza che maggiore attenzione all’ambiente e differenziazione delle produzioni sono opportunità di recupero e conservazione dei caratteri identitari dei luoghi in funzione delle caratteristiche del territorio.

po da bassignana web

Fig. 5 Il fiume Po da Bassignana

Una delle maggiori criticità della nostra regione è la rapidità dei mutamenti di destinazione d’uso in relazione alle esigenze dell’uomo rispetto al territorio. L’occupazione di nuove aree, per usi sia residenziali sia industriali, la costruzione di nuove vie di trasporto e lo sviluppo di forme di agricoltura intensiva in aree non adatte sono i principali problemi su cui intervenire, per evitare la creazione di un paesaggio non più riconoscibile per le sue caratteristiche geomorfologiche e naturali ma solo per l’impronta incondizionata dell’uomo sul territorio, senza preservarne le peculiarità paesaggistiche originarie, come spesso avviene già nel sistema periurbano delle grandi città.

La Convenzione Europea del Paesaggio impegna le parti interessate a integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale, ed economico, nonché nelle altre politiche che possono avere un’incidenza diretta o indiretta sul paesaggio (art. 5). Sono chiamati in causa i diversi livelli dell’amministrazione pubblica e una pluralità di settori: la conservazione della natura, la difesa del suolo e la gestione delle acque, la tutela e la valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale, l’assetto urbanistico e insediativo, i trasporti e le infrastrutture. Anche se queste attività seguono leggi e logiche diverse e si svolgono in forme e con strumenti autonomi, si avverte l’esigenza di coordinarle per una pianificazione integrata del territorio regionale, così da ridurre le incoerenze e realizzare le opportune sinergie nell’azione pubblica per il governo del territorio. Questo duplice scopo è particolarmente importante per far fronte alle “emergenze” che interessano il territorio regionale e alla crescente esigenza di prevenzione dei rischi ambientali. Le diverse attività di pianificazione che interessano il territorio regionale svolgono funzioni non solo di conoscenza e valutazione, ma anche di vera e propria regolazione dei processi di trasformazione o di orientamento strategico nei confronti dei soggetti pubblici e privati, a vario titolo coinvolti nella governance territoriale.

paesaggioPiemonte6 PprStrategiepolitichepaesaggio

Fig 6. Piano paesaggistico regionale - Strategie e politiche per il paesaggio.

 

La redazione