Edible landscape: tutela e pianificazione del sistema locale del cibo Un modello per la Functional Urban Area torinese

 

Di seguito verrà proposta la sintesi della tesi di laurea magistrale in Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico-ambientale, discussa nella sessione di laurea di dicembre 2016 al Politecnico di Torino. La tesi, che ha avuto come relatore la Prof.ssa Claudia Cassatella (DIST- Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio) e come co-relatore l’Arch. Enrico Gottero, ha lo scopo di fornire un quadro generale sulla tematica del food planning e di costruire una conoscenza di base del sistema del cibo della Functional Urban Area (FUA) di Torino.
Il sistema del cibo racchiude la catena della attività connesse alla produzione, alla lavorazione, alla distribuzione, al consumo e alla gestione dei rifiuti e gli effetti di tali attività (socio-economici, territoriali e ambientali, ecc.). La tematica del cibo richiede, quindi, l’adozione di un approccio integrato e interdisciplinare che prenda in considerazione la pianificazione dell’utilizzo del territorio, i trasporti, il commercio, l’istruzione, la sanità e gli aspetti sociali, al fine di individuare politiche alimentari efficaci.

Figura 1 Edible landscape

Figura 1 – L’ampiezza degli impatti dei sistemi del cibo (Fonte: rielaborazione propria da: Corsi S., 2014, Sistemi agroalimentari locali e sviluppo, in Milani G.S., (a cura di), Le vie contemporanee dello sviluppo locale. Cooperazione, comunicazione, agricoltura, partecipazione, Franco Angeli, Milano, pp. 138-147);


La tesi è suddivisa in tre parti: la prima incentrata sullo studio delle origini e dell’evoluzione del food planning attraverso l’analisi della letteratura, di progetti riscontrati nella ricerca europea e di casi studio nazionali e internazionali; la seconda focalizzata sull’analisi del sistema del cibo dell’area funzionale urbana di Torino, grazie all’applicazione del metodo contenuto nel progetto europeo “Food Planning and Innovation for Sustainable Metropolitan Regions” (FoodMetres) e la terza caratterizzata da un approccio locale in grado di mettere maggiormente in luce le specifiche vocazioni territoriali.
Nell’ultimo decennio si assiste alla crescente diffusione delle pratiche di pianificazione dei sistemi del cibo grazie alla definizione di strategie alimentari e di piani del cibo e all’istituzione di Consigli sulle politiche alimentari. Per quanto riguarda il territorio torinese, si osserva la nascita di diversi processi legati al sistema del cibo, tra i quali spicca il processo partecipativo guidato dalla Città Metropolitana e l’Università di Torino “Nutrire Torino Metropolitana”, volto a orientare le politiche future della Città di Torino, della Città metropolitana e della Regione Piemonte e a costituire il primo passo per la costruzione di una vera e propria politica alimentare integrata. Passando all’analisi del sistema alimentare della FUA di Torino, si è applicata la metodologia contenuta all’interno del progetto FoodMetres, in grado di valutare la domanda e l’offerta alimentare e di convertirle in superfici equivalenti di frumento al fine di ottenere le aree necessarie al sostentamento alimentare del territorio. Così facendo, si è osservato come la FUA sia caratterizzata da una percentuale di autosufficienza alimentare pari al 92% (il dato non prende in considerazione la domanda di prodotti trasformati, quali salumi e latticini). Ciò significa che gran parte della domanda alimentare dell’area può essere, teoricamente, soddisfatta dalle aree agricole presenti sul territorio.
La medesima valutazione riguardo la potenziale capacità del territorio di soddisfare i propri fabbisogni alimentari è stata realizzata a una scala locale nei Comuni limitrofi alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, alla Reggia di Venaria e al Parco della Mandria. Le due aree individuate, che presentano un numero di abitanti simile, ma con vocazioni territoriali differenti – la prima caratterizzata dalle coltivazioni cerealicole, mentre la seconda dagli allevamenti animali – mostrano entrambe percentuali di autosufficienza piuttosto elevate, pari all’82% nel primo caso e al 91% nel secondo. Il passaggio alla scala locale ha permesso una maggiore attenzione alle peculiarità dei territori, alle filiere corte e alle reti di attori coinvolti attivamente nel sistema alimentare.

Figura 2 Edible landscape

Figura 2 – L’autosufficienza alimentare nella FUA di Torino (Fonte: elaborazione propria, 2016)


I risultati così ottenuti, fornendo una conoscenza di base del territorio oggetto di studio, possono essere il punto di partenza per futuri piani del cibo o strategie alimentari che promuovano la partecipazione, supportino gli agricoltori locali, migliorino la sostenibilità ambientale, proteggano le aree rurali, promuovano l’agricoltura urbana, migliorino la qualità del cibo e l’accessibilità alle risorse alimentari.

Ilaria Vittone
Neolaureata in Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Paesaggistico-Ambientale

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