Camera da letto – il paesaggio immaginario | La natura negli occhi di un bambino

Per cercare un senso a questo nuovo spazio e a questo nuovo tempo di crisi, in attesa di un ritorno alla possibilità di viaggiare, camminare, esplorare nuovi percorsi e territori, l’invito che noi di Paesaggiopiemonte avanziamo è quello di attraversare una serie di “stanze”, per andare insieme alla scoperta di paesaggi virtuali che ci allontanino dalla contingenza dell’emergenza e aprano spiragli di speranza e di prospettive future.

 

Le tonalità più vivaci si immettono nella nostra routine per lo più grazie ai momenti di socialità – le uscite con la famiglia e con gli amici, le escursioni (anche quelle solitarie presuppongono pur sempre una relazione con il paesaggio che ci circonda e, magari, con altri passanti), lo sport, il cinema, il teatro... L'impressione della monotonia è acuita dalla perdurante esigenza di restare il più possibile a casa, soprattutto ora che la primavera, dopo qualche incertezza, ha preso possesso delle strade poco frequentate, anche in città, disegnando moltissime tonalità di verde e inventando mescolanze di profumi che possiamo apprezzare solo da una certa distanza.

Fin qui, nulla di nuovo. Dalla prima settimana di marzo, tutte le analisi psicologiche e sociali, sia quelle dotte sia nelle chiacchiere tra amici, trattano solo di questo – quando si ha, comunque, la fortuna di poter trattare della malattia come di un fenomeno esterno, senza esserne direttamente colpiti o minati nei propri affetti.

Ma qual è il punto di vista di un bambino? Come vive questa situazione, sospesa tra una lunga, inaspettata vacanza e la costrizione di stare lontano dai suoi amici, compagni e insegnanti? Il suo migliore alleato per non cadere nella tristezza monocroma a cui spesso i grandi sono propensi è l'immaginazione. “La fantasia gioca tra reale e immaginario, su un’altalena (...) molto istruttiva, anzi, addirittura indispensabile per impadronirsi fino in fondo del reale, rimodellandolo”, scrive Gianni Rodari. È esattamente quello che ha fatto Niccolò, il figlio della nostra collega Jessica, a cui abbiamo chiesto di prestarci un disegno e di spiegarci un po', a partire dal foglio, che cosa pensava mentre svolgeva il suo compito.

Fiore

La “consegna” della maestra era semplicemente disegnare un fiore stilizzato.

Il fiore è effettivamente protagonista, occupa il primo piano ed estende la sua presenza materica e cromatica a tutto lo spazio del foglio. Non è tuttavia un elemento isolato, a sé stante, ma è ibridato dalle componenti naturali che ne accompagnano e ne rendono possibile la vita: il suo calice è rappresentato come il corpo dell'ape che vive in simbiosi con lui, e un favo fa simmetricamente la sua comparsa in alto a destra, sospeso nell'aria e sorretto dai colori dell'arcobaleno. Sempre associati cromaticamente e concettualmente al fiore, in basso da sinistra si sviluppano un sole con i suoi raggi che si riflettono su un lago e, dalla parte opposta, uno spicchio di luna e una stella (coerentemente, sono i soli elementi “freddi” del disegno). Sole e luna sono collegati fra loro da uno steccato che sembra fatto di pastelli colorati, un elemento di confine che connette anziché separare. Siamo tutti, in questi giorni, divisi dal mondo esterno da barriere potenzialmente permeabili, come le cornici e i vetri delle finestre che circoscrivono il nostro punto di vista sulla realtà, e al contempo siamo chiamati, a un livello più alto, a un ripensamento su quei confini che sono troppo spesso al centro del dibattito pubblico, e che si sono rivelati inutili a proteggere il nostro “stile di vita”.

Niccolò ci ha spiegato che le campiture di colore – strisce, pallini, macchie accuratamente sfumate – sono sì funzionali allo svolgimento del compito, e hanno una valenza chiaramente decorativa, ma più in profondità intendono suggerire il divertimento, la gioia che può annidarsi anche nelle cose piccole e un po' tristi, come le gocce di pioggia che trascolorano nelle tonalità dell'arcobaleno.

Ne abbiamo visti molti, di arcobaleni di bimbi accostati al messaggio che “andrà tutto bene”, e anche Niccolò ne ha realizzato uno nei primi giorni della chiusura delle scuole; tuttavia, a distanza di settimane, questa pare una reinterpretazione più autentica, perché mediata dal trascorrere del tempo e dal sedimentare delle emozioni, che hanno assunto una connotazione propria, più libera dal messaggio aprioristicamente ottimista.

A caratterizzare il disegno, come si è visto, è il senso profondo della compresenza: da un lato tutti gli elementi naturali convivono e si strutturano a vicenda, perché non c'è fiore senza api, non c'è ape senza cielo, non c'è giorno che non anticipi la notte e viceversa. Al livello del disegno, e dell'arte in generale, non c'è colore senza natura; tuttavia, nulla di tutto ciò esiste senza uno sguardo capace di vedere le cose e trasferirle, linee e colori (e risonanze di suoni e consonanze emotive), sulla carta.

Perciò ringraziamo Niccolò, perché ci ha permesso di sbirciare il suo album e, senza saperlo, ci ha regalato una prospettiva per osservare anche le nostre giornate di pioggia con la consapevolezza che, magari non subito, non sono che il contraltare dei futuri squarci di azzurro.

 

Disegno di Niccolò C.
Testo di Paola Gastaldi

 

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