Massimo Venturi Ferriolo, Paesaggi in movimento. Per un’estetica della trasformazione, 2016

Che cos’ è il paesaggio? La domanda, immancabilmente senza risposta o con troppe risposte a volte contraddittorie, si pone con maggiore urgenza quando sembra che gli abitanti perdano la capacità di comprensione dei propri paesaggi, soggetti a trasformazioni non sempre armoniose.

Il volumetto di cui vi proponiamo la lettura tenta di fornire una serie di chiavi interpretative che partono dalla formazione filosofica dell’autore, già ordinario di Filosofia della storia dell’Università degli Studi di Salerno e di Estetica del Politecnico di Milano. Il paesaggio è complesso perché riflette la cultura dei popoli che lo hanno plasmato, “il patrimonio materiale e spirituale di ogni società”, che lascia “un’impronta simbolica nel territorio dove opera”. Ecco dunque che sono utili, nello sviluppo del ragionamento, richiami non scontati e anche molto antichi, a partire dai miti, dal teatro greco con la dimensione etica identitaria che porta con sé; essi non sono corollari di secondaria importanza, bensì fattori strutturali, perché, secondo l’autore, “un percorso paesaggistico incontra elementi reali e immaginari: manufatti, vegetali, acque, ambiente biofisico, società, economie formano la trama d’intrecci molteplici di uno spazio peculiare”.

Se volete approfondire questa (per noi) nuova prospettiva sul paesaggio, proseguite qui.

 

Massimo Venturi Ferriolo, Paesaggi in movimento. Per un’estetica della trasformazione, DeriveApprodi, Roma, 2016.

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