L’associazione fondiaria

Le profonde trasformazioni socio-economiche della società rurale, in particolare delle Alpi Occidentali, avvenute nel corso del secolo scorso hanno portato a un graduale abbandono delle attività agricole, con conseguente perdita di paesaggio culturale oltre che di produttività.

Una delle cause principali dell’abbandono è stato il frazionamento fondiario. Essenzialmente il frazionamento fondiario è una conseguenza del diritto di successione così come previsto dal diritto romano, che prevede la ripartizione del patrimonio tra gli eredi. In questo modo un’azienda agricola o una superficie agricola nel tempo ha potuto subire continui frazionamenti. Ciò non accade nel diritto germanico, dove l’istituto giuridico del “maso chiuso” impediva la divisione della superficie di un'azienda agricola. Le zone alpine germanofone sono infatti le uniche a non essere interessate dal frazionamento fondiario.
Le conseguenze del frazionamento fondiario sono l’impossibilità di disporre di superfici aziendali minime, l’impossibilità di stipulare dei contratti per la presenza di troppi proprietari, di poter effettuare una pianificazione e una gestione a lungo termine. In definitiva il frazionamento e la polverizzazione fondiaria costituiscono la causa principale dell’abbandono.
Con terreni abbandonati, non utilizzati, estremamente frazionati e di scarso valore non sono assolutamente proponibili i vari strumenti di ricomposizione fondiaria quali l’acquisto, la permuta, l’affitto delle superfici di interesse, per l’alto costo gestionale delle operazioni e per la difficoltà di reperire i proprietari o gli eredi di superfici indivise. Sarebbero necessari elevati incentivi pubblici, oggi improponibili.
Una possibile soluzione al problema del frazionamento fondiario passa per lo strumento dell’associazione fondiaria (di seguito Asfo). Recentemente, in alcune località montane piemontesi, prendendo spunto da iniziative sviluppate nelle Alpi francesi, sono nate le prime Asfo. Queste consentono di riunire sotto un’unica gestione i terreni dei singoli soci, sostituendo una conduzione individuale della singola proprietà a una collettiva a più ampio respiro e indirizzando le pratiche gestionali secondo le vocazioni territoriali. Grazie al processo piuttosto semplice di adesione da parte dei soci (non è necessario costituirsi davanti a un notaio) e alle garanzie che vengono date circa il mantenimento della proprietà agli stessi, si sta rivelando uno strumento funzionale. Anche se finora l’utilizzo del territorio delle Asfo è prevalentemente pastorale (pascolo) non sono da escludere forme di utilizzo agricolo (coltivazioni), forestale (utilizzo sostenibile di boschi privati) o l’integrazione tra diverse attività.
Quello dell’Asfo è uno strumento che necessita di essere sostenuto, non tanto attraverso misure economiche, ma mediante delle normative più chiare che tengano in considerazione l’attuale stato evolutivo del contesto montano. Se questo è un compito a cui è chiamata la politica (e qui va dato atto alla Regione Piemonte, prima in Italia, di essersi attivata emanando una legge che riconosce e incentiva le Asfo, la L.r. 21/ 2016), perché lo strumento dell’Asfo possa realizzarsi in maniera efficace è dovere del proprietario dei terreni agricoli di montagna abbandonati o prossimi all’abbandono cambiare atteggiamento, lasciando da parte la gestione particolaristica per passare (tornare) a una gestione del bene collettivo.
La parcellizzazione delle proprietà non rappresenta l’unica causa del mancato sviluppo dell’agricoltura di montagna ma ne costituisce un grande ostacolo.

Pascolo web

L'Asfo di Carnino
Nella Frazione Carnino del Comune di Briga Alta (CN), dove si è costituita nel 2012 la prima Asfo delle Alpi italiane, osservando i mappali si possono contare complessivamente circa 760 particelle – da pochi metri quadrati delle particelle più piccole a un massimo di qualche migliaio di metri quadrati per le più grandi – per una superficie complessiva pari a circa 40 ettari! Inoltre, molte delle particelle in questione presentano più intestatari, talvolta deceduti, emigrati o irreperibili (anche a causa di successioni non eseguite).
Prima dell'abbandono, iniziato gradualmente nel dopoguerra e completato nella seconda parte degli anni '90, l'utilizzo di questi terreni ha visto il passaggio graduale, ma continuo, da coltivi a prati da sfalcio a pascoli. Ancora negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso gran parte del territorio veniva sfalciato – anche manualmente – e i covoni di fieno (mee nell’idioma brigasco) caratterizzavano il paesaggio. L'ultima azienda agricola locale, con un numero di capi bovini limitato, ha esercitato l'alpeggio fino alla stagione estiva del 1994. L'unica attività agricola oggi economicamente sostenibile su questo territorio è quella zootecnica. Tuttavia per poter esercitare anche l'attività di pascolo è condizione indispensabile disporre dell'intera area, accorpare in qualche modo le singole superfici e superare il frazionamento.
Decisivo per la costituzione dell'Asfo è stato il coinvolgimento e la cooperazione di un ente quale il Parco del Marguareis (tutto il territorio di Carnino fa parte dell’area protetta). Con il Parco l’Asfo di Carnino ha avviato una collaborazione che prevede da un lato la gestione del pascolo sulla base di un piano provvisorio, dall’altro l’impegno da parte del Parco a garantire il proprio supporto per la ricerca e l’ottenimento di finanziamenti, diretti all’Associazione, al Parco stesso o a soggetti terzi, finalizzati alla conservazione e alla valorizzazione dell’area, dedicando allo stesso scopo risorse economiche, mezzi e personale.
Oggi la superficie pascoliva messa a disposizione dall’Asfo di Carnino è appena sufficiente a soddisfare le esigenze dell'attuale “mercato del pascolo”, che privilegia le dimensioni aziendali alla qualità e ai servizi ecosistemici. Una gestione ideale, così come prevista dal piano di pascolo provvisorio, prevede non più di 70 UBA/stagione, numero di capi decisamente basso per la media delle aziende zootecniche, in particolare per quelle che adottano la filiera vacca-vitello. Tramite opportuni accorgimenti (pascolo turnato con spostamento frequente delle recinzioni e suddivisione in più mandrie) si è arrivati a una sorta di compromesso che sta consentendo il pascolo di un centinaio di bovini. Con una mandria di bovini da latte, con un numero inferiore di capi, si avrebbe sicuramente un miglior sfruttamento dell’intera area.


Aspetti ambientali e paesaggistici
La costituzione di un’Asfo diventa il presupposto iniziale per la ripresa dell’uso del territorio con i relativi benefici paesaggistici che ne derivano.
In questi luoghi risulta di fondamentale importanza il mantenimento e il miglioramento dei prati e dei pascoli residui attraverso l’attività agro-pastorale. Mantenendo l’antico ruolo produttivo di queste risorse si aggiunge oggi una serie non secondaria di valenze ambientali, paesaggistiche e turistiche. La riqualificazione e la valorizzazione del paesaggio agro-pastorale rientra tra le finalità delle Asfo costituendo uno dei principi cardine per l’adesione da parte dei singoli soci.
Rispetto alla gestione da parte di un’impresa o di un consorzio di imprese che hanno principalmente priorità economiche, l’Asfo ha come obiettivo la gestione sostenibile del territorio, dove l’aspetto economico è considerato di pari grado a quelli sociali e ambientali.
Le azioni sono mirate a eliminare/ridurre la copertura arborea e arbustiva presente nelle radure tramite il taglio di boschi di neo formazione più recente, il cui recupero risulta più facile dal punto di vista operativo e normativo, in quanto non è richiesta la pratica per la conversione d’uso del suolo. Il recupero di porzioni a pascolo può presentare delle complicazioni per il rilascio di autorizzazioni paesaggistiche con le relative misure compensative da adottare poiché, trascorsi i dieci anni, si può verificare la situazione in cui un determinato appezzamento venga classificato come bosco.

Mucche al pascolo web

Aspetti socio-economici
Il passaggio da una gestione di tipo privato, dove ciascuno coltiva/gestisce il proprio podere, a una gestione di tipo collettivo quale è l’Asfo non è banale e facile da assimilare. Fattori di ordine sociale rivestono altrettanta importanza di aspetti economici o gestionali.
Il percorso che porta alla costituzione di un’Asfo e quindi alla sua gestione ha normalmente un impatto positivo dal punto di vista sociale. È infatti l’occasione per ricostituire un senso di comunità, ricreare una forma di aggregazione e di attaccamento al territorio, stimolare un confronto. L’Asfo favorisce il superamento dell'interesse particolare a vantaggio di una visione collettiva.
Dal punto di vista economico occorre evidenziare che, per il contesto in cui opera, l’Asfo non nasce certo con l’obiettivo di trarre profitto e di ridistribuire utili ai soci. Le associazioni finora costituite hanno stabilito di destinare i ricavi di gestione a miglioramenti fondiari e interventi a favore della comunità. L’obiettivo dell’Asfo è invece quello di creare le condizioni, attraverso l’accorpamento fondiario e la gestione unitaria, per un utilizzo sostenibile del territorio da parte di terzi chiamati a versare all’associazione un corrispettivo.
Tramite l’Asfo è consentito a una o più imprese agricole di ampliare le proprie attività o di renderle più efficaci, andando a ri-utilizzare spazi un tempo già destinati all'agricoltura o all'allevamento. Si tratta di microeconomie, che tuttavia costituiscono un'inversione di tendenza e che, se replicate, potrebbero dare origine a un fenomeno tutt'altro che trascurabile.

 

Francesco Pastorelli, Presidente Asfo Carnino